febbraio 27, 2008
I like birds / Amo gli uccelli
Venerdì prossimo si esibiranno a Milano gli Eels, band di rock alternativo capitanata dall’istrionico Mr. E.
Questo personaggio non finisce mai di stupirmi; di recente ho scoperto (grazie a Pezzuto) che ha scritto addirittura una canzone dedicata al bird gardening.
Traduzione in italiano di Rouge/Cinzia…
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I like birds
I cant look at the rocket launch I dont care for walkin downtown If youre small and on a search I cant stand in line at the store If youre small and on a search |
Amo gli uccelli
Non posso guardare il lancio dei razzi Non mi interessa passeggiare in centro Se sei piccolo ed alla ricerca Non posso stare in fila nel negozio Se sei piccolo ed alla ricerca |
* gioco di parole tra turd = stronzo e turdus, nome latino per la specie a cui appartengono, tra l’altro, i merli
Che mi resta da fare? Direi proporvi il video della versione live (troppo tirata!) …
… e un video fatto da alcuni ragazzi basato sulla canzone !!!


4 Commenti







Grande post Rouge!!!
Una delle mie canzoni preferite insieme a Susan’s House, My Beloved Monster, Saturday Morning e i classici Novocaine For The Soul, Mr. E’s Beautiful Blues e Souljacker Part 1… (mi fermo altrimenti faccio prima a citare la discografia)
Ho appena preso i biglietti, sono già il clima pre-concerto. Ti farò sapere!
Ciauz
Beautiful freak e Daisies of the Galaxy sono 2 capolavori! La roba elettrica sgangherata a vapore accordata un tono sotto scartavetrata che mi piace…
Bello. Mi piacerebbe sapere cosa se ne fanno gli uccellini di tutte quelle palline.
INTRODUZIONE
Venerdì 7 marzo, ore 19 parto da casa con la donna direzione Milano per un concerto che attendevo da qualche anno: An evening with Eels al conservatorio di Milano, sala Verdi.
Alle 20 spaccate sono in zona piazza 5 giornate, un paio di giri nel quartiere per cercare parcheggio ma ripiego sul solito garage carissimo, per questa sera si può fare.
Arrivo davanti al conservatorio, la poca gente presente è sparpagliata nella piazzetta. Noto subito con piacere che non c’è uno stereotipo di fan degli
Eels, ma piuttosto uno spaccato degli amanti del rock alternativo, di tutte le età, di tutti gli stili.
Ho con me anche un paio di biglietti in più per la sofferta defezione di un vecchio amico, ma non mi preoccupo più di tanto, anzi sul fondo della piazzetta vedo un lurido: vai, mi faccio un panino per ammazzare l’attesa.
Dopo essermi sfamato e fumato vado verso la cassa per la mia missione di recupero euri. La prima piacevole sorpresa: il concerto è sold out, non avrò
difficolta a vendere i biglietti che, detto fatto, dopo qualche minuto rendono felice un’altra coppia. Ok, ora si può entrare.
Non ero mai stato al conservatorio, trovo subito una bella atmosfera. Saliamo subito a prendere posto, ormai manca una quindicina di minuti all’inizio dichiarato, ed ho il mio solito bagaglio di karma da smaltire:
ultima fila!
Tichetuan da figa! Non mi perdo d’animo, niente e nessuno può rovinarmi la serata, non vedrò praticamnete nulla ma ricordo di aver letto che l’acustica in fondo è ottima.
Mi siedo. Scorro attentamente la sala da posizione dominante: non male, penso, il velluto blu delle sedie e i pavimenti è po’ kitch così come il perlinato di un paio di metri sui muri ma, la platea che sale ad arena e il soffitto ondulato che sembra di stoffa creano una bel colpo d’occhio.
Se il mio senso del tempo non m’inganna, devono essere già più delle 21, ma la sala è ancora mezza vuota. Ma dove sono finiti tutti? Per fortuna le luci scendono verso le 21.15 ma il telo bianco posto davanti al palco mi sorprende: invece di scendere viene videoproiettato con un filmato della BBC sulla vita e opere del vecchio Everett, capisco subito di avere un grosso problema da lì a poco: è completamente in inglese! Non me ne vogliamo gli amici della uall strit institut ma faccio molto fatica a seguire il tutto.
Scorre il filmato e io tradisco un po’ d’impazienza ma le urla isolate “basta” mi infastidiscono lo stesso.
Finito il “documentario” passano ancora una decina di minuti di trepidante attesa, mi isolo dal resto del modo e scruto con attenzione i due ingressi posti ai lati del palco.
INIZIO CONCERTO
Poi finalmente le luci scendono, mi sento un po’ come la copertina di Beautiful freak, dovendo dare fondo a tutti i miei 10 decimi con occhiali per gustarmi il suo ingresso.
Buio.
Luce al centro.
Uomo con la chitarra sul palco.
Cappello, vedo malapena la barba.
E’ lui.
Emozione.
Attacca con “From Which I Came /A Magic World” poi passa al piano per “Ugly Love”.
E’ la prima volta dal vivo ed è come immaginavo: voce graffiante segnata dai sigari, melodie intense alle quali non mi abituerò mai.
Nel terzo pezzo entra di scena The Chet che lo accomagnerà fino alla fine.
L’intesa è palpabile, i due sembrano in simbiosi musicale e il concerto vola tra le lettere dei fan, una lettura delle recensioni di quotidiani inglesi e stralci della autobiografia di Mr. E che non fa nulla per nascondere un forte egocentrismo.
La mia donna mi fa notare il trasparire nelle sue canzoni di un certo tormento che, scavalcando l’incomprensione linguistica, sembra voglia colpirti al cuore.
Condivido quanto dice, e sento sempre di più il suo lamento che è anche un po’ il mio.
Il mio momento più emozionante è sicuramente quando E rivolgendosi al pubblico dice di sapere che cosa vogliono essendo figlio di un genio della fisica… Allora chiede se vogliono sentire musica: l’approvazione è totale. Chiede anche se vogliono parlare di meccanica quantistica: come prevedibile si alzano mugugni. Non riesco a vedere quale sia la sua espressione ma capisco un “papà prendi questo”.
Il burbero E ci colpisce, è pungente e ci commuove.
Momento topico: Flyswatter in “A/R” da me così definita. Fantastica interpretazione di una stupenda canzone. Inizia E al piano The Chet alla batteria la canzone scorre verso la fine ma ad un certo punto E si stacca e va verso la batteria dando il cambio “al volo”. The Chet lascia si indirizza al piano per ripartire in una sua personale interpretazione. Ritmo incalzante che culmina con un ulteriore scambio per l’ovazione finale.
Straordinaria magia.
Concludono con due rientri sul palco, presto, troppo presto.
Sono state una ventina di canzoni “Useless Trinkets”, scelta ideale visto che, i due polistrumentisti, si sono sobbarcati il peso della band.
Per le altre hits c’è tempo, magari in un bel concertone all’aperto con gli Eels al completo. Me ne vado felice, sicuro che ci sarà un’altro Meet the Eels.